Perché si chiama Terzo Settore

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Il primo è il Mercato, composto da privati, organizzati in vari modi, che possiamo definire Enti Privati che operano nella società inseguendo il proprio interesse personale.

Il secondo è lo Stato, da considerare in senso lato comprendendo tutte le sue numerose divisioni, che svolge attività di interesse comune. Il famoso Ente Pubblico.

Il Terzo Settore si contrappone e si integra agli altri due, essendo formato da soggetti privati che operano nell’interesse collettivo. Definiti appunto Enti del Terzo Settore.

Il concetto di “sistema terzo” alternativo rispetto a Mercato e Stato, risale al 1978 da un rapporto di Giorgio Ruffolo (politico e saggista) per la Commissione Europea chiamato “Un progetto per l’Europa”, che contempla il fenomeno solo sotto l’aspetto economico differente rispetto agli altri due sistemi presenti nella società.

Una denominazione per sottrazione: non è il primo e nemmeno il secondo settore. Molti la considerano non sufficientemente dignitosa rispetto all’importanza del fenomeno economico-sociale che questo ambito rappresenta da ormai parecchi anni.

Tuttavia “Terzo” può essere inteso per sottolineare la differenza e l’autonomia rispetto alla materia di cui sono fatti enti pubblici ed enti privati, ma con un apporto (quantomeno) non inferiore fornito in termini di valore sociale.

Difatti, il contributo fornito al benessere collettivo dalle organizzazioni di volontari non è certo terzo rispetto a nessuno!

Nonostante fosse attivo da decenni, il Terzo settore in Italia ha la sua prima definizione giuridica solo con la legge delega n.106/2016, con l’avvio della riforma che ne disciplina le regole.

Per Terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi

Legge delega 106 del 2016

Oramai quasi in tutti gli Stati del pianeta, il Terzo Settore è universalmente riconosciuto e sostenuto giuridicamente ed economicamente, seppure con definizioni e modalità molto differenti fra loro. Questo anche grazie alle campagne di sensibilizzazione propugnate da reti di organizzazioni non profit che agiscono in campo internazionale.

L’Europa riserva gran parte del budget dei programmi di sviluppo per incentivare i progetti sociali propri delle organizzazioni non profit (ONP) a cui, almeno a livello comunitario, non viene certamente riservata una importanza “terza”.


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