Il Governo della Nigeria chiude Twitter

Il post del presidente nigeriano viene oscurato da Twitter e il suo Ministero dell’Informazione risponde così

Sono anni che in Nigeria le tensioni sociali sono alle stelle tra secessionisti sostenitori della nazione Yoruba e uso delle armi da parte delle forse dell’ordine durante le manifestazioni di protesta. Non entriamo nel merito della questione politica, ma cosa ha causato questo scambio di ban tra piattaforma e governo locale?

Il 2 Giugno 2021 Twitter banna un tweet pubblicato dal Presidente nigeriano Muhammadu Buhari sul proprio profilo ufficiale in quanto considerato dai gestori della piattaforma un “comportamento abusivo” in violazione della politica del social network. Di fatti il contenuto del post è evidentemente minaccioso col riferimento velato all’uso della violenza contro i secessionisti.

“Molti di quelli che si comportano male oggi sono troppo giovani per conoscere la distruzione e la perdita di vite avvenute durante la guerra civile nigeriana. Quelli di noi che la affrontarono per trenta mesi, che andarono in guerra, li tratteranno in modo che capiscano”

Muhammadu Buhari

Il raffronto è con la Guerra Civile Nigeriana avvenuta tra il 1967 e il 1979 nella regione del Biafra che ha causato milioni di morti.

L’oscuramento del post non viene preso bene dal presidente e il 4 giugno il Ministero dell’informazione e della cultura annuncia che l’accesso a Twitter “è stato sospeso a tempo indefinito” su tutto il territorio della nazione. E lo fa con un cinguettio!

Proprio il social media in questione viene spesso utilizzato per esprimere il proprio dissenso verso il governo, mentre ora si rischia il carcere anche accedendovi attraverso VPN o altri sistemi alternativi, che gli utenti nigeriani ora stanno comunque utilizzando abbondantemente.

Le Virtual Private Network sono reti private virtuali per navigare in anonimato ed eludere le restrizioni. Sono spuntati su YouTube numerosi tutorial sull’utilizzo di questi sistemi per accedere comunque a Twitter.

Quali le conseguenze del blocco del social network?

Solo chi può permetterselo usa VPN a pagamento, mentre la gran parte dei nigeriani si espongono al rischio di hacking e furto dei dati personali, con VPN gratuite e molto meno sicure.

Inoltre le VPN rallentano la connettività Internet con conseguente rallentamento dell’economia, che in Nigeria come ovunque, dipende molto dai media digitali. Internet e i social network sono ormai indispensabili per scambiare informazioni, per il marketing, per la produzione, il commercio, per assistenza tecnica, per lo smartworking, ma anche per svagarsi e stemperare un po’ di nervosismo.

Si calcola la chiusura di Twitter costa allo Stato della Nigeria quasi 4 milioni di euro al giorno!

Senza considerare che il dissenso popolare rischia di aumentare a dismisura dopo questa mossa suicida.

Altri esempi di limitazioni al Web

Non è la prima volta che Twitter è coinvolto in questioni politiche. Anche Trump è stato bannato qualche mese fa. E infatti proprio l’ex-presidente USA non perde l’occasione per mostrare la propria approvazione alla mossa del governo nigeriano.

Nella stesso continente africano troviamo altri esempi di limitazioni alla navigazione in rete. Niger, Congo e Uganda hanno imposto limiti all’uso dei social durante il periodo elettorale, il Senegal lo ha fatto in seguito ad alcune proteste e l’Etiopia ha chiuso il web per 4 giorni in occasione degli esami scolastici di fine anno …senza preavviso!

Ci sono controlli alla navigazione anche in Corea del Nord, Cina, Cuba, Bielorussia, Arabia Saudita, Siria, Iran, Vietnam e Uzbekistan.

La limitazione alla connessione e la sospensione di una piattaforma social al giorno d’oggi provocano effettivamente la riduzione della capacità produttività del Paese che la attua, sopratutto in tempi di pandemia con conseguenziale perdita di occupazione.


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